
Ma cosa Ti dice la testa?
Ma cosa Ti dice la testa? Anzi, cosa ci dice, perché queste righe riguardano noi esseri umani tutti, tutti soggetti a bias cognitivi (= distorsioni della mente), euristiche (= scorciatoie di valutazione) e percezioni personali che confondiamo per verità oggettive. Tipo:

Sono fenomeni che influenzano la nostra visione del mondo al di là della nostra immediata consapevolezza e volontà. Ci sono già diversi manuali in merito: per esempio il divulgativo “Factfulness. Dieci ragioni per cui non capiamo il mondo. E perché le cose vanno meglio di come pensiamo” (di cui ecco un video TED).
Qui ci tengo a lasciare soltanto una porta d’ingresso che vale come invito alla loro scoperta per la comunicazione umana, sulla scia e in nome di quell’antico quanto valido So di non sapere che ci permette di tendere a un cammino di relazione con noi e con l’Altro con più apertura.
Introduzione•premessa
In breve, i bias sono errori di interpretazione da cui discendono molte nostre distorsioni di giudizio e valutazione (sul mondo in genere).
Nascono nella nostra mente, inizialmente come aiuti con l’intento di gestire l’infinita quantità di informazioni esterne in modo veloce e con il minor dispendio di energie e prendere così decisioni per agire.
Sono la conseguenza di quelle scorciatoie del pensiero • le euristiche • che si attivano nella vita di ogni giorno perché considerate dal nostro cervello come le strade più brevi ed efficienti per la sopravvivenza. Solo che, in certi contesti, possono rivelarsi inappropriate e/o molto fuorvianti.
Insomma, capita più spesso di quanto desideriamo che il nostro cervello per troppa economia imbocchi la strada sbagliata e per troppa fretta non se ne renda conto. Ed è così che i bias diventano trappole, veri e propri inganni che giochiamo a noi stess• in primis e di cui gli effetti hanno un peso determinante nella creazione della nostra realtà.
Ma cosa Ti dice la testa
(ci dice!) a quel punto in che misura è attendibile e affidabile?
I mezzi di informazione/comunicazione hanno un posto di rilievo in questo: di cosa parlano, quanto ne parlano, quando, come e dove sono già motivo di distorsione e non innocua. Per esempio, in ambito web, sentito parlare del fenomeno della filter bubble? Quella pozza di contenuti personalizzata in cui navighiamo con l’impressione che sia un enorme oceano?
Fine introduzione•premessa
Per un giro emozionante tra “Ma cosa ti dice la testa” in versione dettagliata, puoi dare un’occhiata a questa raccolta online sulla miriade di bias. Qui di seguito propongo soltanto
1/3 • Il bias di conferma
(confirmation bias), uno dei bias più frequenti, potenti e capaci (di farci cadere nell’autoinganno di un’unica verità) perché consiste nell’indurci a credere soltanto in ciò che vogliamo credere: ci fa ingabbiare in una bolla (come in quella della filter bubble su accennata) che non dà spazio a prospettive e ipotesi differenti. Ci illudiamo così di aver ragione e di conoscere la verità: soltanto conferme e nessun punto interrogativo insomma (quando invece “è salutare di tanto in tanto“…).
È molto facile trovarci e ritrovarci e ricaderci ancora nella trappola: spesso perché lì ci conducono anche azioni che consideriamo meritevoli o che crediamo di svolgere in tutta spensieratezza, spontaneità e naturalezza, come la selezione delle persone, dei luoghi, dei siti, delle pagine e dei testi che leggiamo (vedi nota in fondo sulle linee sottili *).
Per esempio, che ne dici di…

?
2/3 • Il libro Pensieri lenti e veloci
di Daniel Kahneman e realizzato con Amos Tversky
capace di farci tenere in mano una tazza calda o fredda di caffé con tutto un altro sentire perché questo apparente gesto neutrale scopriamo essere in grado di influenzare le nostre decisioni, a nostra insaputa. (Chissà Socrate, ne sarebbe stato euforico?).
“Siamo stati abituati a ritenere che all’uomo, in quanto essere dotato di razionalità, sia sufficiente tenere a freno l’istinto e l’emotività per essere in grado di valutare in modo obiettivo le situazioni che deve affrontare e di scegliere, tra varie alternative, quella per sé più vantaggiosa. Gli studi sul processo decisionale condotti ormai da molti anni dal premio Nobel Daniel Kahneman hanno mostrato quanto illusoria sia questa convinzione e come, in realtà, siamo sempre esposti a condizionamenti (magari da parte del nostro stesso modo di pensare) che possono insidiare la capacità di giudicare e di agire lucidamente” (…) “fonte di errori sistematici (bias), quando l’intuizione si lascia suggestionare dagli stereotipi e la riflessione è troppo pigra per correggerla”.
Insomma, la mente ci inganna spesso e volentieri: siamo al massimo esseri razionalizzanti, ma non razionali come a volte ci piace credere. E spesso credere di usare l’intelletto per la comprensione “è come usare un metro per misurare la profondità dell’oceano“.

3/3 • Una frase di Bertrand Russell
che dice “Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono strasicuri, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi” perché trovo riassuma con chiarezza (etichette a parte) un altro bias cognitivo ricorrente,
l’effetto Dunning-Kruger
dal nome dei ricercatori che l’hanno descritto (Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing One’s Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments > Incapace e non lo sa: come i problemi a riconoscersi incompetente portino a un’autovalutazione gonfiata).
Consiste in un errore di valutazione del nostro personale grado di conoscenza. La persona poco o per nulla competente in un ambito sopravvaluta la propria conoscenza, mentre la persona molto competente in quell’ambito la sottostima.
Motivo per cui capita spesso di sentire parlare, e magari con supponenza, persone non esperte.
(Questo è utile per interrogarci sulle fonti cui prestiamo attenzione).
A questo proposito, un altro aforisma “Ci sono persone che sanno tutto. Ed è tutto quello che sanno” rende l’idea e può essere utile e costruttivo per porci la domanda:
ma cosa Ti dice la testa
lo sai davvero?
Una domanda fatta sempre dal e con il cuore: siamo “così diversi, così umani” (come dice la CNV)!
Altro esempio clou è quello delle Persone Altamente Sensibili (chiamate anche PAS, HSP, ipersensibili) le cui percezioni degli stimoli esterni sono per natura più intense. Diventano così preziosa risorsa se ben gestite, altrimenti fonte di distorsione e mal•essere.
Ecco allora la chiave di lettura che qui, ora, propongo per il nostro ben•essere di ogni giorno e le nostre interazioni in genere: l’arte del piacevole incontro con noi e con l’Altro, quale è per me la comunicazione, con l’intento di costruire ponti, e non muri, dentro e fuori di noi.
P.S.
* Una nota di chiusura la dedico a quelle che soprannomino linee sottili, linee che uniscono e separano in modo sfumato fenomeni in apparenza opposti, inconciliabili e, allo stesso tempo, talmente convergenti e compresenti da essere facilmente confusi tra loro. Dove inizia uno e dove l’altro? Sono separabili? Nel caso specifico, per esempio, la linea sottile tra i potenti bias di conferma citato su e di apofenia (il bias che ci fa creare connessioni tra cose slegate tra loro) e le sincronicità di cui parla Jung.
Giusto questo cenno, mi fermo qui: possiamo proseguire il tema in un incontro di gruppo #PerLaComunicazione, volessi.